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Il blog felice
Der Blog vom Glück
The happy blog

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Era la sera dell’11 settembre. E Benedetta stava imprecando. In quel momento di scoramento totale ce l’aveva con tutto, persino con il suo nome che sembrava una beffa:

“Come si fa a dare un nome del genere a una che alle benedizioni nemmeno ci crede? - pensava -  I miei ci hanno provato a farmi diventare una cattolica credente, ma quel che mi è rimasto è solo il ricordo di Gesù e di sua madre come personaggi storici realmente esistiti».

Benedetta, quel giorno, era crollata e non si dava pace per le ingiustizie che la vita sfornava per lei con implacabile fantasia e che, quell’11 settembre, avevano preso la forma di una tragedia familiare. Donna concreta e razionale, non credeva né ai santi, né ai miracoli, ma solo nelle azioni che ognuno può compiere per migliorare la propria condizione.

Seduta sul letto davanti alla televisione, si era abbandonata allo sconforto, condizione per lei rara. Nella testa un chiodo fisso: il baratro nel quale suo figlio era precipitato.

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Mi capita spesso di imbattermi in persone che, seppur molto diverse fra loro, sono accomunate dal medesimo smarrimento del non riuscire a trovare il senso della vita, quel senso che esiste e che attende il nostro permesso per svelarcisi.

Agata è passata dal ruolo di manager nella capitale, al silenzio di una tenuta nella campagna laziale; mi racconta della sua felicità e del privilegio d’essere padrona del proprio tempo, ma i suoi occhi trasudano pena.

E che dire di Sergio, triste perché non riesce a superare la morte del padre, suo unico punto di riferimento? Di Marina che corre per arrivare dappertutto e lamenta la mancanza di spazio per sé?

Di Ciro che trova sollievo bevendo? Di Livia che rincorre la serenità frequentando corsi su corsi? Di Mattia che sta male perché non riesce ad andare in pensione, e di Antonio che ci è riuscito e ora si annoia?

Il disagio latente avvolge chi cerca il proprio star bene all’esterno di sé, come se figli, amici, partner, vacanze, oggetti, professioni, case… avessero mai riempito il vuoto che abita le profondità umane.

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25 MAGGIO 2021
NEL GIORNO DELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GEORGE FLOYD
SAI COSA VUOL DIRE NASCERE CON LA PELLE NERA?

No, se non ci sei nato non lo sai, e non puoi nemmeno immaginartelo. Non è possibile comprendere cosa provi chi porta impresso un marchio impossibile da nascondere e che suscita negli altri un’immediata ansia data dalla rilevazione mentale di una diversità.

Le neuroscienze ci mostrano, infatti, che il diverso attiva nel nostro cervello una connessione neurale di possibile pericolo, ma sapere che in noi ci sono inconsce cause ‘strutturali’, non giustifica in alcun modo comportamenti violenti come quelli del drammatico caso che oggi ricordiamo. Uno per tanti. Uno per tutti.

IL FATTO

È il 25 maggio del 2020, sono da poco passate le 8 di sera a Minneapolis, in Minnesota, quando George Floyd, afroamericano di 46 anni, reo sospetto di aver pagato un pacchetto di sigarette con una banconota falsa da 20 dollari, viene deliberatamente soffocato da Derek Michael Chauvin, un ufficiale della polizia americana, che per 9 minuti preme con glaciale indifferenza il ginocchio contro il collo di Floyd, nonostante questi continui a implorare

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Chi lo afferma cade in genere, in errore perché accomuna Skudo®Wavehttp://www.skudowave.com a “prodotti schermanti” con i quali SkudoWave non ha nulla a che fare. Infatti Skudo®Wave non ha la finalità di schermare le onde elettromagnetiche, bensì di agire come prevenzione dal danno biologico al DNA che le radiofrequenze possono causare.

SkudoWave non scherma il telefonino e non interferisce pertanto con le prestazioni del dispositivo sul quale viene applicato; se infatti agisse come un prodotto schermante, il possibile danno arrecato dal telefono cellulare sarebbe addirittura maggiore in quanto il telefonino dovrebbe ricercare  continuamente nuove “celle” di ripetitori alle quali agganciarsi, con un aumento conseguente dell’eccitazione della batteria e quindi delle componenti vibrazionali della materia che compongono il telefonino.

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Posted by on in NUOVI ORIZZONTI

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From this distant vantage point, the Earth might not seem of any particular interest. But for us, it's different. Consider again that dot. That's here. That's home. That's us. On it everyone you love, everyone you know, everyone you ever heard of, every human being who ever was, lived out their lives. The aggregate of our joy and suffering, thousands of confident religions, ideologies, and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilization, every king and peasant, every young couple in love, every mother and father, hopeful child, inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every "superstar," every "supreme leader," every saint and sinner in the history of our species lived there – on a mote of dust suspended in a sunbeam.

The Earth is a very small stage in a vast cosmic arena. Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that in glory and triumph they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of this pixel on the scarcely distinguishable inhabitants of some other corner. How frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds. Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the universe, are challenged by this point of pale light. Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity – in all this vastness – there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves.

The Earth is the only world known, so far, to harbor life. There is nowhere else, at least in the near future, to which our species could migrate. Visit, yes. Settle, not yet. Like it or not, for the moment, the Earth is where we make our stand. It has been said that astronomy is a humbling and character-building experience. There is perhaps no better demonstration of the folly of human conceits than this distant image of our tiny world. To me, it underscores our responsibility to deal more kindly with one another and to preserve and cherish the pale blue dot, the only home we've ever known.

 

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