Non so voi ma io, i regali, non li sopporto più. Intendiamoci, apprezzo l’intento di chi, per gratitudine o per celebrare una data speciale, si presenta con un pacchetto colorato, ma la domanda è: dov’è finita la spontaneità? Quella di quando, in un giorno qualsiasi, vedi qualcosa, pensi a qualcuno, prendi e consegni?
A proposito degli omaggi natalizi mi viene in mente Nick Biussy che paragona la spontaneità dei regali alle risate del pubblico quando compare il cartello «ridere». Ammettiamolo, spesso è così.
Per averne la conferma o la smentita, poniamoci qualche domanda prima di acquistare qualcosa: lo sto facendo perché ho una lista di persone che mi tocca accontentare perché se lo aspettano o non starebbe bene arrivare a mani vuote, o perché il mio cuore pregno d’amore cerca un modo per esprimersi indipendentemente dalle ricorrenze?
Personalmente adoro i cadeau che spuntano come funghi senza motivo apparente in un banale martedì e che si consumano e condividono magari con chi ce li offre:
una pietanza, una candela, un abbraccio, una chiacchierata, una serata a teatro, una passeggiata, una gita o un libro che ci fa viaggiare, emozionare, porci domande, trovare risposte;
i libri, fra l’altro, possono anche essere di seconda mano perché ciò che li rende unici non è il loro involucro ma il contenuto, proprio come ciò che rende esclusivi i nostri pacchetti non è il valore del pensiero incartato, ma l’intento del nostro cuore che quel presente ha generato.
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