Bianca Brotto

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TREMARE PER AVER INTUITO IL SILENZIO

Inviato da il in RAGGIUNGERE IL SOGNO
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Non so come definirlo, Fausto. Non mi viene da parlare della sua fama di alpinista. Piuttosto, di un portale aperto sull’umanità. Dopo averlo conosciuto, ho custodito gelosamente in me la magnificenza di quell’incontro speciale.

Non pensavo ne avrei scritto, temevo di violarne l’avvolgente bagliore ma la luce, si sa, non si può confinare, esce da ogni pertugio, carta compresa. Ed eccomi qui a cercare di svelare il tocco di silenzio che mi ha sfiorata, un silenzio che Fausto incarna con l’umiltà propria dei grandi Uomini. 

Ci hanno provato anche gli ‘slegati’ a parlare di lui, inseguendo il suo cuore in azione per poterne carpire l’essenza e restituirla a tutti attraverso una rappresentazione-emozione (che vi consiglio di vedere) dal titolo "Anche i sogni impossibili, il XV Ottomila di Fausto De Stefani”.

“Testa calda” lo chiamano nella pièce teatrale, testa calda su cuore bollente, aggiungo io sorridendo alla miccia che ha innescato i primordi della collina di Lorenzo nella campagna del mantovano, di una scuola in Nepal per 1000 bambini e di molteplici altre iniziative umanitarie.

“C’era una bicicletta con dentro una cassa di legno, con dentro una mongolfiera, in mezzo alla pianura - leggo sul libretto ‘Un viaggio lungo una fiaba’ (Montura Editing) - e c’era un nome potente: Mandelo”.

Mandelo, barba bianca lunga fino al petto e occhi turchesi che si stagliavano nel candore di lunghi capelli, faceva salire Fausto e gli altri bambini a bordo di una mongolfiera immaginaria per dipanare loro il creato, svolgendolo con il filo della poesia:

“Vedete… lo spazio si disseta negli stagni e nei torrenti, si tuffa nel mare, fiorisce nei giardini e sugli alberi, s’intenerisce nei muschi, s’indurisce nelle pietre, ansima nelle valanghe, riposa nelle sementi, s’innamora delle primavere e si ubriaca di libertà. La sua distesa occupa l’orizzonte con la forza della pace”. Quella del misterioso saggio “non era una voce come tante, la sua delicatezza proveniva da un animo abituato a dialogare con i fiori e con il cielo”. 

Fu proprio Mandelo a trasportare per la prima volta, con le vele della fantasia, Fausto su di una montagna: il Monte Baldo.

“Ne fui rapito. Come riusciva quel vecchio a staccarsi dal suolo restando fermo? E come poteva andare tanto lontano? Mi chiedevo turbato. E tremavo per aver intuito, anche solo per un attimo, quel silenzio”. 

Questo vacillare per aver captato una scheggia d’infinito ha portato Fausto a salire sui 14 Ottomila himalaiani, piangere di commozione, tornare a valle e guardare con occhi nuovi i bambini che muoiono di fame e di Aids, piangere ancora, ma di lacrime che fanno male e che, incendiandogli il petto, hanno urlato: Fai qualcosa!

E Fausto ha fatto la Rarahil Memorial School a Kirtipur in Nepal perché «il mondo si cambia a partire dall’infanzia» mi dice, e perché l’Uomo che coglie anche solo per un istante un frammento d’immensità, non conquista solo vette ammantate di neve, ma si inabissa fino a raggiungere la vetta più importante, quella del proprio cuore, l’unica in grado di dilatare l’orizzonte proprio e altrui con la forza esplosiva dell’amore.

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Amo la vita, sempre, anche quando non la capisco, anche quando soffro, ancor di più quando esplodo di gioia; trovo sia un’avventura straordinaria che si rinnova ogni giorno, al sorgere del sole.


Suono di rado, ma con amore, il pianoforte e canto mentre guido. Non ho tempo per le frequentazioni sterili, ma non guardo l’orologio quando un amico ha bisogno di me; l’amicizia è un dono meraviglioso e mi ha salvato la vita.

Mi piace leggere, lasciarmi rapire dai notturni di Chopin e riempirmi con un bel film.


Adoro il fuoco, la fiamma viva, il calore che mi trasmette. Amo viaggiare e vivere le emozioni della natura, dell’arte e degli incontri inattesi. Quando posso fuggo all’isola d’Elba dove, nell’incedere lento e potente del mare, mi rigenero.



Non mi annoio mai, trovo che il semplice esistere nel presente sia entusiasmante.

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