Bianca Brotto

Diffondiamo Bellezza

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biancabrotto

biancabrotto

Amo la vita, sempre, anche quando non la capisco, anche quando soffro, ancor di più quando esplodo di gioia; trovo sia un’avventura straordinaria che si rinnova ogni giorno, al sorgere del sole.


Suono di rado, ma con amore, il pianoforte e canto mentre guido. Non ho tempo per le frequentazioni sterili, ma non guardo l’orologio quando un amico ha bisogno di me; l’amicizia è un dono meraviglioso e mi ha salvato la vita.

Mi piace leggere, lasciarmi rapire dai notturni di Chopin e riempirmi con un bel film.


Adoro il fuoco, la fiamma viva, il calore che mi trasmette. Amo viaggiare e vivere le emozioni della natura, dell’arte e degli incontri inattesi. Quando posso fuggo all’isola d’Elba dove, nell’incedere lento e potente del mare, mi rigenero.



Non mi annoio mai, trovo che il semplice esistere nel presente sia entusiasmante.

Il capitano si chiama Franco e di mettersi la cintura in macchina, non se ne parla. Lui adduce motivazioni quali la scomodità della fascia che, a causa della statura bassa, gli si posiziona all’altezza del collo, ma è una scusa che non interessa a nessuno, tantomeno ai suoi familiari che non si stancano di rimproverarlo.

Il compromesso raggiunto è che Franco, adesso, si mette sì la cintura, ma solo la fascia bassa che gli cinge il ventre.

Nessuno è riuscito a spuntare un risultato migliore fino ad un mercoledì di maggio, quando un luminoso ‘Bang' ha squarciato in due la vita del capitano, regalandogli la possibilità di guardare il mondo con occhi diversi. O di continuare a dormire.


Il fatto.


Franco è sulla sua ‘ammiraglia’ (come suole chiamare l’amata Alfa Romeo) fermo al rosso di uno dei tanti semafori del viale.

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Inviato da il in RIDERE

«Signora C., le ribadisco qui davanti all’amministratore, che i cespugli del suo balcone sono troppo alti, attirano i passeri e io ho sempre il balcone sporco» afferma con tono perentorio la signora del secondo piano.

«Vede Sig. Amministratore - risponde calma l’accusata - ho messo la fioriera perché uso quello spazio esterno come ripostiglio e il verde è una vista più piacevole del mio disordine».

«Imparerà a tenere ordine, se è per questo - ribatte inviperita la vicina - le sue maledette piante sono un ricettacolo di uccelli che proiettano i loro escrementi sul mio balcone».

È il turno della signora A. che, rivolgendosi al giornalista del primo piano, esclama: «Non se ne può più dei gatti di sua moglie!»

«Guardi che noi non abbiamo gatti» risponde lui con tono pacato che, fuori casa da mattina a sera, di felini non ne hai mai visti.

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25 MAGGIO 2021
NEL GIORNO DELL'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GEORGE FLOYD
SAI COSA VUOL DIRE NASCERE CON LA PELLE NERA?

No, se non ci sei nato non lo sai, e non puoi nemmeno immaginartelo. Non è possibile comprendere cosa provi chi porta impresso un marchio impossibile da nascondere e che suscita negli altri un’immediata ansia data dalla rilevazione mentale di una diversità.

Le neuroscienze ci mostrano, infatti, che il diverso attiva nel nostro cervello una connessione neurale di possibile pericolo, ma sapere che in noi ci sono inconsce cause ‘strutturali’, non giustifica in alcun modo comportamenti violenti come quelli del drammatico caso che oggi ricordiamo. Uno per tanti. Uno per tutti.

IL FATTO

È il 25 maggio del 2020, sono da poco passate le 8 di sera a Minneapolis, in Minnesota, quando George Floyd, afroamericano di 46 anni, reo sospetto di aver pagato un pacchetto di sigarette con una banconota falsa da 20 dollari, viene deliberatamente soffocato da Derek Michael Chauvin, un ufficiale della polizia americana, che per 9 minuti preme con glaciale indifferenza il ginocchio contro il collo di Floyd, nonostante questi continui a implorare

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SE LE ASPETTATIVE NON SONO DESIDERI MA CATENE

Me lo ricordo benissimo, quel giorno, perché ero in ospedale a fianco di mia figlia nata da poche ore. In camera con me una primipara con il suo piccolo Matteo.

Era l’ora delle visite e i due bebè dormivano beatamente quando la stanza, con l’arrivo dei nonni paterni e del padre di Matteo, si riempì di chiacchiere e regali.

Quando il piccolo si svegliò, la madre lo prese in braccio dicendo: «Nonni, vi presento Matteo». La risposta dell’anziano patriarca in doppio petto blu, mi lasciò senza parole, ma non senza pensieri.

Disse: «Benarrivato Matteo, anzi, ingegner Matteo» aggiungendo che, in una famiglia di ingegneri, era il traguardo minimo che ci si potesse aspettare. La madre del piccolo abbassò lo sguardo velato di tristezza e, mentre marito e suocera tacevano rassegnati, il nonno, impettito, sorrideva soddisfatto a tutto campo.


Io osservavo la culla del più giovane ingegnere che avessi mai conosciuto e mi immaginavo cosa sarebbe successo se anche lui, come Lorenzo, avesse disatteso i diktat familiari.

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Sono seduta al PC che lavoro, quando sopraggiunge la notifica di un SMS; non posso guardarlo o rischio che mi si chiuda la schermata, vanificando quanto fatto finora.

Squilla il cellulare, butto un’occhiata per capire se posso evitare di rispondere e, nel farlo, scorgo l’icona delle mail che ne annuncia 5 non lette.

Attendo una risposta importante, apro la casella e trovo tre pubblicità e due bollette; mi disiscrivo dalle liste di chi mi invia promozioni non richieste e, mentre sto tornando alla schermata del PC, mio figlio mi chiede di pagare le tasse universitarie per potersi iscriversi all’esame.

Me ne occupo subito e “beep”, arriva un whatsup: i messaggi non letti sono dieci, li scorro velocemente, il cellulare suona, numero sconosciuto, potrebbe essere il corriere, rispondo e vengo travolta da un’ondata di parole sul trading online. La interrompo bruscamente.

Torno alla schermata del PC. Si è chiusa. Tutto da rifare.

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Inviato da il in DIFFONDERE IL BENE

L’ho incontrata all’ombra di una quercia spogliata di tutte le foglie e pronta a rinascere, Anna. La sua voce sottile mi ha raccontato una storia. A volte fra sconosciuti le parole scivolano più facilmente e sorprendono per le intimità che svelano.

«Non l’ho mai fatto, sai, di starmene ai piedi di un albero senza fare niente - ha esordito Anna - Non faceva per me, non ne avevo il tempo. Avevo obiettivi da raggiungere, aerei da prendere, amici da frequentare e un lavoro impegnativo.

Ero super organizzata, tutto si incastrava e, solo adesso che osservo il film, mi accorgo di aver viaggiato a bordo di un treno dall’interno del quale vedevo il tempo correre, mentre io restavo ferma nello stesso punto, il punto di chi, nel tentativo di controllare la propria vita, non la vive.

Mentre la galoppata con i paraocchi procedeva, capitava che mia nonna mi dicesse: “Pensa di meno e affidati di più, dì semplicemente ‘Sia fatta la Tua Volontà’”, ma erano litanie d’altri tempi che, oltre a non comprendere, evocavano in me una quotidianità piatta con il rischio di un gran finale in croce.

E poi la vita era mia, come miei erano i sogni da realizzare e quel che contava era la mia determinazione fatta di responsabilità, attenzione verso il prossimo e sana spensieratezza».

Nella vita di Anna tutto funzionò a ritmo serrato fino all’alba di un giovedì; quel giorno la donna stava procedendo a bordo del vagone che conteneva tutti i suoi programmi, senza porsi troppe domande sulla destinazione finale del convoglio, quando l’ultima fermata la sorprese con una violenta inchiodata e lei si ritrovò sbalzata a terra, rotta fuori e dentro, piena di botte e senza più paraocchi addosso. Fine corsa.

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Ci accompagnano fin dalla nascita, ma possono condizionarci solo se non le conosciamo: sono le paure. Vivono nelle nostre profondità e, se vogliamo, possiamo osservarle. E accarezzarle.

Non è facile scoprirle perché sono abilissime nel nascondersi, ma focalizzando l’attenzione sui nostri comportamenti, alcune di loro, come la paura dell’abbandono, la paura del non valere e la paura del lasciarsi andare, si paleseranno ai nostri occhi.

Alfredo è un avvocato di grido, non l’ho mai visto senza giacca e camicia fresca di bucato (deve averne uno stock persino nell’armadio dell’ufficio).

Agli occhi del mondo è un vincente: sul lavoro difficilmente perde una causa, nella vita privata cambia donna ogni volta che finisce un tubetto di dentifricio, è un formidabile sportivo e, nelle conversazioni, eccelle grazie all’innata simpatia e ad una cultura onnicomprensiva dello scibile umano.

Un giorno, per caso (sempre che i casi esistano), Alfredo ha incontrato le parole di Pier Giorgio Caselli, un fisico, anzi un Maestro, che gli ha mostrato tre timori che accompagnano l’esistenza umana. Per il grande Alfredo accorgersi di averli tutti, è stato come ricevere un diretto alla testa da KO tecnico.

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Inviato da il in DIFFONDERE IL BENE

«Tutto rosso?» urla nel cellulare una signora dall’umore temporalesco. Il battello spazzato dal vento fende le acque del Garda insieme alla trafila di insulti della donna, seduta sul ponte di prua.

Il tempo di porre fine alla litigata, che le invettive esondano già in un nuovo sfogo telefonico: «Come si fa ad essere così…? - impreca mentre l’orizzonte si tinge di tramonto - Uno che non sa fare una, dico una lavatrice, senza rovinare tutto, non è a cento.

E quell’altro? Degno figlio di suo padre! Fuori corso da quattro anni ma, poverino, è da capire. Due calci, altro che da capire! - tuona rabbiosa prima di concludere l’infuocato monologo - Minus habens anche l’impiegata!

Ci credi che ho ancora il water intasato perché quella non riesce a far venire l’idraulico? Una così l’hanno fatta su misura a Botticino!»

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L’errore è pensare che i problemi del mondo siano talmente gravi da non poter fare nulla, singolarmente, per risolverli; in realtà la salvezza dipende proprio da ognuno di noi e dal nostro desiderio di sincronizzarci sulle frequenze del bene.

Ci riescono i metronomi, a sincronizzarsi, ma anche le lucciole, i pesci, i cuori, gli uccelli, gli applausi…, quindi anche noi; è sufficiente allinearci sulla medesima frequenza e centrare un obiettivo comune a tutti, come quello di rigenerare il meraviglioso pianeta che ci ospita.

Insieme non possiamo fallire.

Il fenomeno della sincronizzazione è chiaramente visibile sia nelle realtà animate, sia in quelle inanimate come, ad esempio, nei metronomi che, posizionati in disaccordo su di uno stesso piano, si accordano e funzionano all’unisono.

Stessa cosa avviene in natura quando i maschi delle lucciole, nel rituale dell’accoppiamento, coordinano il loro ritmo di oscillazione lampeggiando tutti contemporaneamente.

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È una donna luminosa, Rita; ha figli sani, nipotini affettuosi, una professione di soddisfazione, una casa confortevole e amicizie autentiche. Eppure non è felice. Un tarlo profondo la consuma dentro: è un senso di colpa.

Mi chiedo: perché è così difficile liberarsi dal giudizio di avere fallito o di non essere stati abbastanza bravi? Potrebbe essere così arduo perché ciò da cui vorremmo affrancarci, non esiste?

Rita e Gianni erano ventenni quando si sono sposati e il loro matrimonio non ha funzionato. Nonostante ora siano divorziati e conducano una vita apparentemente senza problemi particolari, sia lei, sia lui, convivono con il tormento dell’errore che li avvolge con una massa informe di pensieri:

Non sono riuscita a dare un papà decente ai miei bambini”, “Non sono stato un padre all’altezza delle aspettative”, “Non ho capito che era troppo immaturo per avere figli”, “Non mi sono divertito quando ero ragazzo, cosa c’è di male se recupero il tempo perduto?”

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Hanno creato un'applicazione per dirci quando moriremo

La notizia è di pochi giorni fa: è in arrivo una nuova applicazione che, in base al nostro stile di vita, cioè ai dati che le forniremo e a quelli che carpirà da sola, prevederà con un’approssimazione di meno di 40 giorni (36,5 per l’esattezza) la data della nostra morte.

Gero misurerà i nostri passi, saprà se conduciamo una vita sedentaria o attiva e, con un apposito algoritmo, incrocerà migliaia di dati (quante ore dormiamo, dove viviamo, inquinamento, cibo, tempo sul cellulare, frequentazioni, gusti, tendenze…) e si impossesserà della nostra vita con l’arma più potente che c’è: la paura.

Prevedo poi un passaggio successivo per attenuare l’ansia: la generosa proposta di soluzioni allunga-vita. Stai guidando da tre ore? Fai una sosta nel tal posto.
Sei ingrassato? Acquista il tal integratore.
Non ti sei alzato dal letto nonostante la sveglia? Ho il farmaco che fa per te.

Non caschiamoci! Non diventiamo carne da macello più di quanto non siamo già.
Vi rendete conto della forza che abbiamo se siamo compatti nel decidere?

Insieme possiamo cambiare il mondo, ma ognuno deve avere il coraggio di evitare le macabre tentazioni che inducono ai comportamenti più assurdi pur di sconfiggere la noia e aver qualcosa da raccontare.

Ci siamo tanto indignati per la “balena blu”, il macabro “gioco" che ha trascinato giovani vittime nel baratro del suicidio e non ci scandalizziamo per un sistema che cerca di avere potere di morte su di noi?

Ricordiamoci: nessuno può farci quel che noi non permettiamo.

Muoviamoci compatti, ma non perché lo smartphone misuri i nostri passi, ma perché sia il cervello a misurare il calibro del nostro cuore; parlo di cuore perché l’unica forza che eguaglia in potenza la paura, è l’amore e dove c’è una non esiste l’altra.

Gero è una bestialità, è lo scendere i gradini della tristezza verso il baratro della morte.
“No!”. Riempiamo la nostra giornata di stupore alzando lo sguardo verso le magnolie fiorite che, anche quest’anno, esplodono di bellezza.

La vita non ha mai mancato una primavera, ma mentre la natura rinasce grazie alla regia dell’universo, il desiderio di rinascita dell’uomo è una scelta quotidiana. Una nostra scelta.





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Inviato da il in VIVERE CON PASSIONE

Il punto non è la gelosia o il vivere separati in casa, ma il comune denominatore di questi omicidi: il bisogno che diventa possesso. E follia.

Quante coppie si uniscono perché stare soli fa paura? Quante persone sono realmente motivate a cercare un partner per un bisogno che l'altro/a può soddisfare?...leggi tutto

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Inviato da il in VIVERE CON PASSIONE

 

Chi lo afferma cade in genere, in errore perché accomuna Skudo®Wavehttp://www.skudowave.com a “prodotti schermanti” con i quali SkudoWave non ha nulla a che fare. Infatti Skudo®Wave non ha la finalità di schermare le onde elettromagnetiche, bensì di agire come prevenzione dal danno biologico al DNA che le radiofrequenze possono causare.

SkudoWave non scherma il telefonino e non interferisce pertanto con le prestazioni del dispositivo sul quale viene applicato; se infatti agisse come un prodotto schermante, il possibile danno arrecato dal telefono cellulare sarebbe addirittura maggiore in quanto il telefonino dovrebbe ricercare  continuamente nuove “celle” di ripetitori alle quali agganciarsi, con un aumento conseguente dell’eccitazione della batteria e quindi delle componenti vibrazionali della materia che compongono il telefonino.

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Inviato da il in PAROLE BELLE

Ogni volta che ci attacchiamo a qualcuno o a qualcosa, in un modo o nell'altro evitiamo di guardare noi stessi.
Di fatto, il bisogno di attaccarsi a qualcuno o a qualcosa è un trucco per sfuggire a se stessi.
E più l'altro diventa importante per noi, più lo consideriamo il centro della nostra vita, più noi ci emarginiamo alla periferia.
Per tutta la vita continuiamo a rimanere centrati sull'altro. In questo modo il tuo Sè non diventerà mai il tuo centro.

Osho

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Inviato da il in DIFFONDERE IL BENE

LE SETTE REGOLE DELL'ARTE DI ASCOLTARE

 1 ) Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni.
 Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

 2 ) Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista.
 Per riuscire a vedere il tuo punto di vista,
 devi cambiare punto di vista.

 3 ) Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo,
 devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti
 a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

 4 ) Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali
 se sai comprendere il loro linguaggio.
 Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.
 Il loro codice è relazionale e analogico.

 5 ) Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili.
 I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano
 alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi,
 marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.

 6 ) Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi
 del pensiero e della comunicazione interpersonale.
 Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi
 in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

 7 ) Per divenire esperto nell’arte di ascoltare
 devi adottare una metodologia umoristica.
 Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

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Inviato da il in PAROLE BELLE

Sei tu, sei sempre tu il fattore decisivo,
sei tu che decidi tutto ciò che ti accade.
Ricordalo!
La Chiave è questa: se ti senti infelice, è una tua scelta.
Se non vivi nel modo giusto, è una tua scelta.
 ....se perdi l'occasione, è una tua scelta.
 La responsabilità è completamente tua.
 Non avere paura di questa responsabilità.
 Molti sono terrorizzati da questa responsabilità
 perché non sono capaci
 di vedere l'altro lato della medaglia.
 Sull'altro lato c'è scritto: LIBERTA'.

 Osho

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Inviato da il in PAROLE BELLE

La maschera in psicologia rappresenta un meccanismo di difesa, un imprinting che si innesca in seguito ad una situazione di forte dolore, che crea un vissuto di ferita emotiva profonda, avvenuto in tenera età.
In sintesi la maschera è la parte strutturante della personalità, la parte più esterna e come tale, è costituita da modi di pensare, di agire, di sentire, di vedere le cose, ecc.

Secondo la psicoanalisi si possono distinguere cinque ferite con le rispettive maschere:
la ferita del rifiuto e la corrispettiva maschera da fuggitivo
la ferita d’abbandono e la maschera da dipendente
la ferita dell’umiliazione con la corrispondente maschera da masochista
la ferita del tradimento e la maschera del controllo
la ferita dell’ingiustizia e la maschera del rigido.

Queste ferite sono procurate dalle persone più vicine, di solito i genitori, in modo inconsapevole, molto spesso loro stessi sono stati oggetto di questa dinamica a loro tempo nell’infanzia, ma non avendola vista e modificata, la ripropongono automaticamente senza saperlo.
La maschera propone un personaggio, con modi di pensare, di parlare, di proporre il corpo, di camminare, di respirare, ecc. Infatti, la diagnosi viene fatta proprio dall’osservazione di tutte queste variabili: corpo, linguaggio, pensiero, affettività.

La maschera è la risposta che il bambino ha trovato a suo tempo, per sopravvivere nel modo migliore alla ferita, è un meccanismo di difesa, un modo per ritrovare un ruolo attivo e di controllo su una situazione subita, eccessivamente dolorosa.
Ad esempio chi subisce l’abbandono (di solito dal genitore dell’altro sesso), indosserà la maschera del fuggitivo, come tentativo di ripristinare il proprio potere e volere. Avrà un corpo sottile e lungo, con poco peso e spessore, parlerà in modo non incisivo per rimarcare la non presenza, non prenderà l’iniziativa, userà termini e modi che lasciano intravedere che non garantisce la sua presenza, ecc.
Ciascuno di noi può avere più maschere, anche se generalmente ce n’è una, che risulta maggiormente predominante e strutturante rispetto alle altre. Talvolta la ferita principale, quella più profonda, è quella meno visibile, si nasconde sotto altre più evidenti e superficiali. Di seguito riporto nel dettaglio le 5 ferite con le rispettive maschere

Caratteristiche della ferita da RIFIUTO
RISVEGLIO DELLA FERITA: dal concepimento fino all’anno di età. Non sentirsi in diritto di esistere con il genitore dello stesso sesso.

MASCHERA: fuggitivo.

CORPO:contratto, striminzito, smilzo o frammentato.
Occhi: piccoli,con un’espressione di paura, o con l’impressione che ci sia una maschera intorno agli occhi.

VOCABOLARIO: “una nullità, niente, inesistente, scomparire”

CARATTERE: distaccato dalle cose materiali, perfezionista, intellettuale, passa attraverso fasi di grande amore alternate a odio profondo. Non crede di aver il diritto di esistere; dificoltà sessuali. Si crede uno assoluto, senza valore. Cerca la solitudine; evanescente, ha la capacità di rendersi invisibile. Trova vari modi per fuggire; facilmente si esilia sul piano astrale. Si crede incompreso; difficoltà nel lasciar vivere il proprio bambino interiore.

MASSIMA PAURA: il panico.

ALIMENTAZIONE: emozioni o paura gli tolgono l’appetito. Porzioni piccole. Per fuggire: zucchero, alcol o droga. Predisposto all’anoressia.

POSSIBILE MALATTIE: pelle, diarrea, aritmia, cancro, problemi respiratori, allergie, vomito, svenimento, coma, ipoglicemia, diabete, depressione con intenti suicidi, psicosi.

Osservazioni che servono a mettere in evidenza le differenze comportamentali legate alla maschera.
Il fuggitivo ha una voce spenta,debole;
Il fuggitivo non ama particolarmente la danza.Quando balla,si muove poco,in modo evanescente,per non farsi notare.Ciò che ne emana,è un “non guardatemi troppo”;
Il fuggitivo preferisce una macchina con i coloro scuri,che passa inosservata.Puoi applicare questa caratteristicha ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il fuggitivo si fa piccolo piccolo sulla sedia,e gli piace molto nascondere i piedi sotto le cosce. Dal momento che non è radicato in terra,può allora più facilmente fuggire;
Quando si attiva la ferita da RIFIUTO, indossi la maschera del fuggitivo.Questo fa sì che tu voglia fuggire dalla situazione o dalla persona che credi responsabile del rifiuto,per paura di essere colto dal panico e sentirti impotente. Tale maschera può anche convincerti a diventare il più possibele invisibile,ritirandoti in te stesso,non dicendo o non facendo nulla che possa far sì che tu sia maggiormente respinto dall’altro.Questa maschera ti fa credere di non essere abbastanza importante per prendere il tuo posto,di non avere dirito ad esistere come titti gli altri.

Il fuggitivo si dà ad intendere che si occupa di sé e degli altri,per non sentire i vari rifiuti vissuti. La persona che soffre per il rifiuto alimenta la propria ferita ogni volta che si dà dell’ incompetente, del buono e nulla,che pensa di essere del tutto inutile nella vita altrui,ed ogni volta che fugge via da una situazione.
La ferita da RIFIUTO è in via di guarigione quando prendi sempre di più il posto che ti compete, quando osi affermare te stesso. Inoltre, se qualcuno pare dimenticare che esisti, riesci ad essere comunque a tuo egio. Ti accadono molto meno situazioni in cui temi di essere colto dal panico.

Caratteristiche della ferita da ABBANDONO

RISVEGLIO DELLA FERITA: tra il primo e il terzo anno di etàcon il genitore di sesso opposto. Mancanza di nutrimento affettivo o del genere di nutrimento desidereto.

MASCHERA:dipendente.

CORPO: allungato, sottile, ipotonico, floscio, gambe deboli, schena curva, braccia che sembrano troppo lunghe e pendono lungo il corpo, parti del corpo cadenti o flaccide.
Occhi: grandi, tristi.

SGUARDO: magnetico.

VOCABOLARIO: “assente”, “solo”, “non reggo”, “mi mangiano”, “mi stanno col fiato sul collo”.

CARATTERE: vittima. Empatico. Bisogno di presenza, di attenzione soprattutto di sostegno. Difficoltà nel fare o nel decidere qualcosa da solo. Chiede consigli che poi non necessariamente segue. Voce infantile. Difficoltà a sentirsi dire di no (ad accettare un rifiuto). Tristezza. Piange facilmente. Attira la pietà. Un giorno è allegro, un giorno è triste. Si aggrappa fisicamente agli altri. Sensitivo. Protagonista. Vuole l’indipendenza. Gli piace il sesso.

MASSIMA PAURA: la solitudine.

ALIMENTAZIONE: una buona forchetta. Bulimico, gli piacciono gli alimenti morbidi. Mangia lentamente.

POSSIBILI MALATTIE: problemi alla schiena, asma, bronchite, emicrania, ipoglicemia, agorafobia, diabete, ghiadole surrenali, miopia, isteria, depressione, malattie rare che attirano maggiormente attenzione , malattie incurabili.

Osservazioni che servono a mettere in evidenza le differenze comportamentali legate alla maschera.
Il dipendente usa voce infantile e un tono lamentoso;
Il dipendente preferisce i balli che prevedono il contatto fisico, in modo da potersi incollare al partner. A volte gli sembra di restare appeso all’altro; ciò che emana da lui è un “gurdate come il mio partner mi ama“;
Il dipendente preferisce una vettura confortevole, diversa dalla norma.Puoi applicare questa caratteristicha ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il dipendente sprofonda nella poltrona o nella sedia, oppure si appoggia a qualcosa,per esempio al bracciolo della sedia vicina, o alla spalliera della sua. La parte alta della schiena è inclinata in avanti;
Quando si attiva la ferita da ABBANDONO, indossi la maschera del dipendente. Essa ti fa diventare come un bambino piccolo che ha bisogno di attenzione, che la cerca pingendo, lamentandosi, o sottomettendosi a ciò che accade, in quanto credi di non potercela fare da solo. Tale maschera ti fa fare l’impossibile per evitare di essere lasciato, o per ottenere maggiore attenzione. Può addirittura convincerti ad ammalarti, o a diventare vittima di vari problemi, pur di ottenere il supporto o il sostegno che cerchi.

Il dipendente ama fare l’indipendente e dire, a chi gli presta ascolto, quanto sta bene da solo, e che non ha bisogno di nessuno. La persona che sofre diabbandono alimenta la sua ferita ogni volta che si abbandona un progetto che le stava a cuore,odni volta che si lascia andare, che non si occupa abbastanza di sé, che non si concede l’attenzione di cui ha bisogno. Fa paura agli altri aggrappandosi troppo a loro, e cosi facendo fa del suo meglio per perderli, trovandosi nuovamente sola. Fa soffrire molto il suo corpo, creandosi delle malattie allo scopo di attirare l’attenzione.
La ferita da ABBANDONO è in via di guarigione quando ti senti bene anche da solo, e cerchi meno l’attenzione altrui. La vita è meno drammatica. Hai sempre più voglia di cominciare progetti nuovi’ e puoi continuare anche se altri non ti appoggiano.

Caratteristiche della ferita da UMILIAZIONE

RISVEGLIO DELLA FERITA: tra il primo e il terzo anno, con il genitore che si è occupato dello sviluppo fisico. Di solito è la madre. Mancanza di libertà. Sentirsi umiliato dal conrollo di questo genitore.

MASCHERA: masochista.

CORPO: grasso, tondo, non tanto alto, collo drosso e rigonfio,tensioni al collo, alla gola, alle mascelle e alla pelvi. Viso rotondo, aperto.
Occhi: grandi, rotondi, spalancati e innocenti, come quelli di un bambino.

VOCABOLARIO: “essere degno, indegno, -ino, -one”.

CARATTERE: spesso si vergogna di sé e degli altri o ha paura che gli altri si vergognino di lui. Non gli piace andare in fretta. Conosce le proprie necessità ma non le ascolta. Si fa carico di troppe cose. Mantiene il controlo su tutto per evitare la vergogna.Si crede un sudicione,senza cuore,un porcello o comunque infimo rispetto agli altri.Empatico.fa del suo meglio per non essere libero,in quanto “essere libero” significa “illimitato”.Se è senza limiti,ha paura di straripare.Gioca a fare la mamma.Ipersesibile.Punisce se stesso,credendo di punire l’altro.Vuol essere degno.Prova un senso di disgusto.Prova vergogna sul piano sessuale,ma è sensuale,e non ascolta i propri bisogni sessuali.Compensa e si gratifica con il cibo.

MASSIMA PAURA: la liberta

ALIMENTAZIONE: gli piacciono gli alimenti grassi,il cioccolato.E’ bulimico,oppure mangia tante piccole porzioni.Prova vergogna nel comparsi o nel mangiare dolciumi.

POSSIBILI MALATTIE: disturbi alla schiena, alle spalle, alla gola,angina,laringite,problemi respiratori,problemi alle gambe,ai piedi,varici,storte,fratture,disturbi al fegato,alla tiroide,pruriti cutanei,ipoglicemia,diabete,disturbi cardiaci.

Osservazioni che servono a mettere in evidenza le differenze comportamentali legate alla maschera.
Il masochista finge spesso con la voce di provare dei sentimenti,per dimostrare interesse quando non lo prova;
Il masochista ama molto ballare, e ne approfitta per esprimere la propria sensualità. Balla per il piaere di ballare; ciò che ne emana è un “guardate come posso essere sensuale”;
Il masochista sceglie una macchina piccola, dove si sente allo stretto.Puoi applicare questa caratteristicha ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il masochista si siede a lambe larghe. Dal momento che perlopiù sceglie una sedia o una poltrona non adatta a lui, sembra sia scomodo;
Quando si riattiva la ferita da UMILIAZIONE , indossi la maschera del masochista. Questa ti fa dimenticare i tuoi bisogni così da pensare soltanto a quelli altrui e diventatre una brava persona, generosa, sempre pronta a rendersi utile, anche al di là dei tuoi stessi limiti. Fai in modo di caricarti sulle spalle responsabilità e impegni di gente che pare avere difficoltà nel rispettare ciò che deve fare, e questo ancor prima che te lo chiedano. Fai del tuo meglio per renderti utile, sempre per non sentirti umiliato,sminuito. Così facendo fai in modo di non essere libero, cosa che sarebbe così importante per te. Ogni volta che il tuo agire à motivato dalla paura di provare vergogna di te stesso o dalla paura di sentirti umiliato,è segno che indossi la maschera del masochista.

Il masochista si convince che tutto ciò che fa per gli altri gli fa enormente picere e che, facendolo, ascolta veramente i propri bisogni. E’ bravissimo a dire e a pensare che va tutto bene, e a trovare scusa per situazioni o persone che l’hanno umiliato.Chi soffre diumiliazione alimenta la propria ferita ogni volta che si sminuisce, che si paragona agli altri smimuendosi e che si accusa per essere troppo grasso, non buono, senza volontà, un approfittatore e così via. Si umilia indossando abiti che non gli stanno bene, e sporcandoli. Fa soffrire il corpo dandogli troppo cibo da digerire e da assimilare. Si fa soffrire assumendosi responsabilità altrui, il che lo priva della sua libertà e del tempo da decidere a se stesso.
La ferita da UMILIAZIONE è in via di guarigione quando ti concedi il tempo di verificare le tue necessità prima di dire di sì agli altri.Ti fai carico di molte meno cose, ti senti più libero. Smetti di creare dei limiti per te stesso. Sei anche capace di fare domande senza sentirti uno che disturba, se non addirittura un rompiscatole.

Caratteristiche della ferita da TRADIMENTO

RISVEGLIO DELLA FERITA: fra i due e i quattro anni di età, con il genitore di sesso opposto. Violazione della fiducia o aspettative non corrisposte nella connessione amore/sessuale. Manipolazione.

MASCHERA: controllore.

CORPO: esibisce forza e potere. Nell’uomo, spale più larghe delle anche; nella donna, anche più larghe e più forti delle spalle, petto in fuori,ventre rotondo.

SGUARDO: Intenso e seducente. Coglie tutto in un’occhiata.
VOCABOLARIO: “dissociato,hai capito?”, sono capace, lasciami fare da solo, lo sapevo, fidati di me, non mi fido di lui”.

CARATTERE: si crede molto responsabile e forte. Cerca d’essere speciale e importante. Non mantiene gli impegni presi e le promesse, oppure si sforza per mantenerli. Mente facilmente. Manipolatore,seduttore;ha molte aspettative. Sbalzi d’umore. Convinto di aver ragione,carca di convincere l’altro. Impaziente,intollerente,comprende e agisce rapidamente. Dà ottime prestazioni per farsi notare. Commediante. Si confida con difficoltà. Non mostra la propria vulnerabilità. Scettico. Paura del disimpegno.

MASSIMA PAURA: dissociazione, separazione, rinnegamento.

ALIMENTAZIONE: buon appetito, mangia rapidamente. Aggiunge sale e spezie. E’ in grado di controllarsi quand’è occupato, ma poi perde il controllo.

POSSIBILE MALATTIE: malattie che riguardano il controllo e la perdita del controllo, agorafobia, spasmofilia, apparato digerente, malattie che finiscono con il suffisso “-ite”, herpes alla bocca.

Osservazioni che servono a mettere in evidenza le differenze comportamentali legate alla maschera.
Il controllore ha una voce forte, che si sente da lontano;
Il controllore prende molto spazio. Gli piace ballare e ne approfitta per sedurre. Soprattutto la cosa gli offre un’occasione per farsi guardare. Ciò che ne emana è un “guardatemi”;
Il controllore compra una macchina potente, che verrà notata.Puoi applicare questa caratteristicha ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il controllore si sede inclinando il busto all’indietro, con le braccia incrociate quando ascolta. Quando è lui a parlare si china in avanti, per meglio convincere il suo interlocutore;
Quando vivi la ferita da TRADIMENTO, indossi la maschera del controllore che ti fa diventare diffidente, scettico, in guardia, autoritario e intollerante,a causa delle tue aspettative. Fai di tutto per mostrare di essere una persona forte, di quelle che non si lasciano fregare facilmente, soprattutto che non si lasciano influenzare dagli altri. Questa maschera ti fa fare cose inchredibili pur di evitare di perdere la tua reputazione, anche al punto di mentire. Dimentichi i tuoi bisogni, e fai quello che fa perché gli altri ti pensino affidabile, una persona nella quale possono aver fiducia. Questa maschera fa sì che tu proietti una facciata di persona sicura di sé,anche se non hai fiducia in te stesso, e rimetti spesso in discussione le tue decisioni o le tue azioni.

Il controllore è convinto di non mentire mai, di mantenere sempre la parola, e di non aver paura di nessuno. Chi soffre di tradimento alimenta questa sua ferita mentendo a se stesso, dandosi a sredere cose false e non mantenendo gli impegni che ha preso con se stesso. Si punisce facendo tutto da solo, perché non ha fiducia negli altri e non delega nulla. E’ talmente intento a verificare ciò fanno gli altri, da privarsi del tempo da dedicare a se stesso.
La ferita da TRADIMENTO è in via di guarigione quando non vivi più tante emozioni nel momento in cui qualcuno o qualcosa disturba i tuoi piani. Molli la presa più facilmente. Preciso che mollare la presa significa smettere di restare aggrappati ai risultati, smettere di volere che tutto avvenga secondo i nostri piani. Non cherchi più di trovarti al centro dell’ attenzione. Quando sei molto fiero di te in seguito a una tua impresa, puoi essere a tuo agio anche senza il riconoscimento altrui.

Caratteristiche della ferita da INGIUSTIZIA

RISVEGLIO DELLA FERITA: tra i quattro e i sei anni di età, con il genitore dello stesso sesso. Dover fornire prestazioni elevante ed essere perfetto. Blocco dell’individualità

MASCHERA: rigido.

CORPO: diritto, rigido e più perfetto possibile. Ben proporzionato. Natiche rotonde, vita piccola, Stretta dagli abiti a dalla cintura.Movimenti rigidi,pelle chiara, mascella serrata, collo rigido,portamento diritto e fiero.

SGUARDO: luminoso e vivace,chiaro..

VOCABOLARIO: “nessun problema,sempre/mai,ottimo/benissimo,molto speciale,giustappunto, esattamente, sicuramente,d’accordo?”

CARATTERE: perfezionista,invidioso,taglia i ponti con il suo sentire.Incrocia spesso le braccia.Dà prestazioni che mirano alla perfezione. Troppo ottimista.Vivace, dinamico. Si giustifica molto.Ha difficoltà a chiedere aiuto. Piò ridere per niente,per nascondere la sua sensibilità. Tono di voce secco e rigido. Non ammette di vivere dei problemi.Dubita delle sue scelte,si paragona con gli altri,i migliori come i peggiori. Difficoltà,in generale,nel ricevere. Trova ingiusto di ricevere meno degli altri,e ancora più ingiusto se riceve più di loro. Difficoltà nel concedersi ciò che gli fa piacere senza poi sentirsi colpevole. Non rispetta i propri limiti,chede troppo a se stesso. Si tiene sotto controllo. Ama l’ordine. Raramente si ammala,è duro nei confronti del proprio corpo. Collerico. Freddo, ha difficoltà a mostrare il suo affetto.Gli piace avere un aspetto sexy.

MASSIMA PAURA: la freddezza.

ALIMENTAZIONE: preferisce gli alimenti salati a quelli dolci. Gli piace titto ciò che è croccante. Si tiene sotto controllo per non ingrassare. Si giustifica e prova vergigna quando perde il controllo.

POSSIBILI MALATTIE: esaurimento nervoso professionele, anorgasmia (nella donna), eiaculazione precoce o impotenza nell’uomo. Malattie il cui nome finisce per “-ite”, come la tendinite, la borsite, l’artrite, eccetera. Torcicollo, stitichezza, emorroidi, crampi, problemi di circolazione, problemi epatici,varici, problemi di pelle, nervosismo, insonnia, disturbi della vista.

Osservazioni che servono a mettere in evidenza le differenze comportamentali legate alla maschera.
Il rigido parla in modo piuttosto meccanico e trattenuto;
Il rigido balla molto bene e ha ritmo, malgrado la rigidità delle gambe. Fa attenzione a non sbagliarsi. E’ quello che più spesso si iscrive a un corso di danza. I super rigidi sono serissimi,se ne stanno dritti e sembra quasi che contino i passi mentre danzano. Ciò che ne emana è un “guardate come ballo bene”;
Il rigido preferisce un’ automobile classica,dalle buone prestazioni,perché vuole che corrisponda a quanto ha speso.Puoi applicare questa caratteristicha ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il rigido si sede ben dritto. Può addirittura serrare le gambe una contro l’altra, e allinearle al corpo, il che accentuerà ulteriormente la rigidità del suo portamento. Quando incricia gambe a braccia, è per non sentore quello che accade.

Quando è attivata la ferita da INGIUSTIZIA, indossi la maschera del rigido, che fa di te una persona fredda, brusca e secca tanto nel tono quanto nei movimenti. Proprio come il tuo atteggiamento, anche il corpo si irrigidisce. Questa maschera ti fa diventare anche un gran perfezionista, e ti fa vivere tanta collere, impazienza, critica, intolleranza nei confronti di te stesso. Sei molto esigente, e non ripetti i tuoi limiti. Ogni volta che ti tieni sotto controllo, che ti trattieni o che sei duro nei confronti di te stesso, è segno che hai messo la maschera del rigido.
Il rigido adora dire a tutti quanto è giusto, come la sua vita sia senza problemi, e gli piace credere di avere tanti amici che lo amano così com’è. Chi soffre diingiustizia alimenta questa ferita diventando troppo esigente nei propri confronti. Non rispetta i propri limiti, e si impone molto stress. E’ ingiusto con se stesso perché si critica, e ha difficoltà a vedere le proprie qualità positive e le buone cose che fa. Soffre quando vede soltando ciò che non è stato fatto,oppure soltanto l’errore commesso. Si fa soffrire avendo difficoltà nel concedersi ciò che gli fa piacere.
La ferita da INGIUSTIZIA è in via di guarigione quando ti permetti di essere meno perfezionista, di fare errori senza entrare in collera o avere un senso di critica. Ti permetti di mostrare la tua sensibilità, di piangere davanti agli altri, senza perdere il controlo e senza paura del giudizio altrui.

Dal testo “ Le 5 ferite e come guarirle” di Lise Barbeau

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