Mentre la pioggia batte contro i vetri e il vento schiaffeggia i muri della casetta sulla spiaggia, le parole di Colette riempiono l’aria. E riempiono me. «Io prima o poi dovrò spiegare alle persone che non c’è tempo per essere infelici - racconta Colette a Enrica, sua ospite -
Oggi piove? Le piante si bagnano. Fa freddo? È inverno, ne abbiamo bisogno. C’è sempre un motivo di felicità».
La tentazione di vedere la 79enne come una privilegiata alla quale sono stati risparmiati grandi dolori è latente, ma la storia che mi si srotola addosso inizia ai Caraibi con un uragano che rade al suolo il suo villaggio sorprendendo i suoi giovani genitori, entrambi skipper, in mare aperto e mai più restituendo né corpi, né barca.
Alla piccola Colette non resta che immaginare, nei legnetti che da quel giorno raccoglie sulla spiaggia, pezzi di relitto. 
A 16 anni Colette e suo fratello si trasferiscono a Ginevra dove lei si laurea in interpretariato, impara 7 lingue e diventa pilota d’aereo. In Lussemburgo incontra l’anima gemella e dà alla luce una bambina che, a soli 5 anni, muore in un incidente automobilistico insieme al suo papà.
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