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Il blog felice
Der Blog vom Glück
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NUOVI ORIZZONTI

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Sulle prime non sapevo perché la storia di Carlo Acutis mi avesse così profondamente colpito, ma poi ho compreso: Carlo non solo si era posto fin da piccolo la domanda su quale fosse il senso della sua vita, ma aveva anche trovato una risposta.

Bambino vivace, simpatico, appassionato di animali, sport e computer, era sempre disponibile verso chi incontrava, conosciuto o sconosciuto che fosse. La fonte dell’amore che viveva e irradiava risiedeva nel suo alimento quotidiano: l’Eucarestia. 

Aveva sette anni quando, ricevendola, scoprì in quel sacramento una sorgente inesauribile di gioia e di conforto. «Com’è possibile - si chiedeva - che davanti a un concerto rock o a una partita di calcio ci siano file interminabili di persone mentre davanti al Tabernacolo, dove è presente realmente Dio, dove impariamo a relazionarci con gli altri e ad affrontare con leggerezza tutto ciò che la vita ci porta, non succeda la stessa cosa?» 

L’Ostia di cui Carlo si cibava andando a messa ogni giorno era la sua «autostrada per il cielo» perché, diceva il futuro santo, «una vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa.

Per fare questo abbiamo bisogno dell’aiuto stesso di Dio, cioè dei Suoi sacramenti che ci aiutano a diventare chi potenzialmente già siamo». 

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Torino. Piazza Castello. Stiamo con amici parlando di visitare un palazzo quando, davanti alla facciata della Chiesa di San Lorenzo, Francesca, puntando il dito sull’imponente portone verde, accenna ad una cupola che vale la pena d’essere vista. È questa fantasia della vita che mi affascina, perché la cupola di San Lorenzo, alta 55 metri e assolutamente meritevole, in realtà non c’entra niente: lì dentro qualcosa di ben più prezioso ci stava aspettando.

Varchiamo il portale e ci ritroviamo sbalzati dall’allegria esuberante della piazza al profondo silenzio che, a lasciarlo entrare, ci conduce in un mondo altro. La prima cappella, con l’altare dedicato all’Addolorata, è l’antica chiesetta (XII sec) di Santa Maria “ad praesepem” che il Duca Emanuele Filiberto di Savoia dedicò a San Lorenzo come ringraziamento per aver vinto i francesi il 10 agosto 1557 a San Quintino (battaglia che restituì ai Savoia Torino e gli altri territori).

A quel tempo Casa Savoia era da oltre cent’anni proprietaria della Sindone e il Duca, per abbreviare il cammino a Carlo Borromeo che aveva fatto voto di andare a piedi in Francia per onorare il Santo Sudario se la peste fosse cessata (cessò nel luglio 1557), portò la Sindone a Torino dove la ostese per la prima volta nell’ottobre del 1578 sull'altare dedicato a San Lorenzo. L'arcivescovo arrivò a piedi da Milano e, fin qui, è storia.

 

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«Non ti dico il motivo, ma il 24 aprile devi assolutamente tornare a casa, aveva detto mia madre con tono misterioso» esclama raggiante Lia, studentessa in giurisprudenza e Dj Techno. 

L’antefatto. Sei mesi prima madre e figlia avevano trascorso qualche giorno a Pisa, in un agriturismo, dove erano state coccolate e affascinate dal giovane gestore con il quale avevano discorso di attualità e spiritualità.

«Un tipo sveglio, Nino, profondo e pure bello, anche lui appassionato di Techno» aveva commentato Lia.

Finita la vacanza, fatta eccezione per qualche like sui social, ognuno era tornato alla propria vita e il ricordo dell’incontro si era smaterializzato nei labirinti mentali.

24 aprile. Lia torna a casa e s’imbatte in Nino, ma non è finita qui: il ragazzo ha personalizzato per lei un “Chiodo”di pelle nera con la scritta ”If the music is too loud you're too old” (se la musica è troppo rumorosa tu sei troppo vecchio),

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È da guardare per via della carezza che ti resta dentro il film “Oltre la luce” sulla vita di René Mey (è su YouTube in spagnolo sottotitolato in italiano), un uomo straordinario nella sua capacità ordinaria di dispensare amore e guarigione.

«A sei anni mi misi a cercare un modo per imparare ad amare gli altri e scoprii che l’unica possibilità era accettarli così come sono - racconta in un’intervista - Nel realizzarlo compresi altresì che l’amore si poteva espandere». 

René, classe 1959, francese di origine, messicano di adozione (candidato nel 2023 al Nobel per la pace), dedica la sua vita alla trasmissione di un messaggio di pace e speranza all'umanità e lo fa tracciando un nuovo cammino di amore, consapevolezza e aiuto che passa attraverso le terapie di medicina emozionale offerte gratuitamente dai suoi 30.000 volontari nei centri umanitari (più di 400 nel mondo) e nelle cliniche.

“La missione dell’organizzazione è quella di fornire strumenti e mezzi affinché ogni persona impari ad amare gli altri con azioni volte a favorire lo sviluppo globale della persona, la pace interiore, il benessere, la salute fisica ed emotiva” si legge sul sito ufficiale renemey.org.

Le tecniche d’aiuto ideate da René si basano sull’utilizzo della “Nuova Intelligenza Emotiva” meglio conosciuta come intelligenza del cuore, ovvero la forza energetica dell’amore basata sull’intenzione intima e sincera di amare tutti gli esseri umani.

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