A 5 anni il mio miglior amico era il bambino con cui giocavo, a 8 anni il mio vicino di banco, a 14 il mio cane, a 16 la mia compagna di studi e spensierati fine settimana.
Li chiamavo amici perché erano persone sulle quali potevo contare, ma forse avrei dovuto chiamarli stampelle… sì perché come può un rapporto amicale essere basato su di un bisogno fosse anche di sano divertimento, piacevole compagnia, mutuo aiuto, confidenza reciproca, condivisione di un interesse?
Tutte cose bellissime e sacrosante, ma l’amicizia con la ‘a’ maiuscola è altro.
Gli ultimi puntini sul tema li ho uniti di recente grazie al mio amico Roby che ha condiviso con me un brano di Paolo Spoladore: il pezzo in questione inizia parlando di un pesco i cui fiori, in apparenza, sono collegati ai rami, i rami al tronco e il tronco alle radici.
Guardando più attentamente l’albero, l’autore si chiede: il vero legame è quello delle parti fra di loro o delle parti alla sorgente della vita? 


















