Sono attratta dalla donna seduta sulla panchina del lungolago. L’espressione del suo viso è serafica. Ha una mano in tasca e osserva un gelsomino fiorito intrecciato ad un tralcio di rose gialle.
Prendo posto sull’altro lato della panchina. Scorrono lenti alcuni minuti, alla fine volgo lo sguardo verso di lei sperando non se ne accorga. Se ne accorge e subito mi saluta.
«Ha sentito che profumo?» dice.
Certo che l’ho sentito, sto respirando anch’io quell’effluvio delizioso, ma è la sua serenità che più di ogni altra cosa respiro e, racconta di qui, racconta di là, alla fine confesso:
«Lei emana una sconfinata pace. È per questo che mi sono avvicinata. Sulle prime non capivo cosa fosse ma poi qui, seduta in silenzio vicino a lei, ho colto un benessere profondo e mi sono chiesta: c’è una strada che porta a questa pace o è una condizione personale sua da sempre?» 


















